SPUMANTI DAL 1957

SUPERIORE DI CARTIZZE, IL NETTARE DEL PENTAGONO D'ORO

Forse non tutti sanno che tra le colline patrimonio UNESCO di Conegliano e Valdobbiadene, dove si produce l’omonimo Prosecco Superiore DOCG, è presente una piccola area particolarmente vocata alla viticoltura: la terra del Superiore di Cartizze DOCG. 

Questo fazzoletto di terra di soli 108 ettari coltivati a vite, sorge nel comune di Valdobbiadene tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol. Racchiuso tra questi caratteristici borghi, nelle mappe assume una particolare forma geometrica composta da 5 lati e alla quale deve il suo appellativo ‘pentagono d’oro’.

L’area del Cartizze si differenzia ed eleva rispetto all’intera superficie della Denominazione DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore (che si estende per 7500 ettari vitati e più 11000 ettari boschivi) grazie alle sue condizioni climatiche e alle peculiari caratteristiche del suo terreno. I vigneti infatti, sono esposti a sud e godono di un’elevata escursione termica che favorisce lo sviluppo e la concentrazione degli aromi caratteristici dell’uva Glera, oltre che della sua acidità. 

Qui i grappoli maturano sani grazie alla ventilazione collinare che limita la formazione di malattie fungine, e grazie anche agli elementi nutritivi e alle riserve idriche di cui è ricco il suolo. È in questo terreno calcareo argilloso che la vite affonda le sue radici in profondità.

L’uva Glera, regina del Superiore di Cartizze, è protagonista indiscussa della viticoltura eroica di quest’area in cui la resa per ettaro è inferiore rispetto a quella prevista nelle altre zone del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. 

Nel pentagono d’oro inoltre, le pendici collinari scoscese obbligano ad un’esclusiva vendemmia manuale con selezione dei grappoli in vigneto. Dopo la vinificazione all’interno del comune di Valdobbiadene, segue la spumantizzazione in autoclave secondo il metodo Martinotti.

Il Superiore di Cartizze è uno spumante pregiato e di nicchia. Noi della Cantina Colli del Soligo lo proponiamo in versione brut.

Il suo colore giallo paglierino è brillante ed intenso con una spuma iniziale che lascia il posto a bollicine fini e persistenti. A naso regnano le note fruttate tra cui emergono la mela Golden, la pera e la susina gialla seguite da ricordi minerali e floreali. 

L’armonia del sorso rende il nostro Cartizze tanto unico che nella guida ai vini del Veneto, in cui ha ottenuto il massimo riconoscimento, è stato così descritto da una commissione di degustatori: 

“All’assaggio si rivela molto equilibrato, con le morbidezze che stemperano egregiamente la dinamica tensione durante tutto il sorso, sublimato dal carezzevole perlage diradante in un finale minerale che sembra scolpito direttamente sulla pietra. lo ritroviamo bilanciato tra acidità e morbidezza”.

Ottima idea per una cena o per un raffinato regalo, il nostro Cartizze renderà unici i tuoi brindisi.

Vi consigliamo di servirlo fresco, a circa 4/6 °C per fare in modo che possa esprimere il meglio di sé.

ALLA SCOPERTA DELLE AMATE BOLLICINE DANZANTI

Stappare uno spumante è stappare magia.

Dopo il caratteristico botto che contraddistingue l’apertura di una bottiglia di spumante, l’atmosfera diventa immediatamente gioiosa e serena. Ma perché solo in questa tipologia di vini assistiamo a tale fenomeno? E’ tutto merito delle piccole sfere danzanti che vediamo non appena versiamo il vino nel calice: le bollicine!

Da dove provengono queste sfere danzanti?

Durante la seconda fermentazione, nota anche come rifermentazione alcolica, il vino diventa spumante grazie all’opera di particolari lieviti enologici che, nutrendosi delle sostanze zuccherine presenti nel mosto, producono alcol, calore e anidride carbonica, il principale ingrediente delle bollicine.

Quando una bottiglia di spumante è chiusa, nasconde al suo interno un perfetto equilibrio tra anidride carbonica sciolta nel vino e pressione del gas esistente. Quest’armonia svanisce nel momento della stappatura della bottiglia. Subito dopo il famigerato ‘botto’, la pressione del gas scende e l’anidride carbonica sciolta nello spumante sale rapidamente verso l’alto sotto forma di bollicine.

Perlage e abbinamenti

Il perlage è una caratteristica indistinguibile dei vini spumanti e corrisponde all’insieme di bollicine che, danzanti, salgono nel calice. Oltre ad essere eleganti e raffinate alla vista, riescono a trasportare i profumi e a rilasciarli quando scoppiano nel bicchiere, facilitando l’identificazione dei vari aromi che contraddistinguono il vino.

A tavola è possibile sbizzarrirsi negli abbinamenti enogastronomici, per esempio, accanto ad un piatto particolarmente grasso come il baccalà mantecato o dei finger food fritti, ideale è accostare uno spumante come il Col De Mez Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG in versione Brut. La tendenza dolce della pietanza fritta viene placata dall’effervescenza e dell’acidità dello spumante, allo stesso modo dell’untuosità che si contrappone all’alcolicità, creando un abbinamento armonico e lasciando la bocca pronta ad un nuovo assaggio, sia di cibo sia di vino.

Il nostro Col de Mez Brut è amato per le sue bollicine fini, numerose e persistenti, caratteristiche che identificano gli spumanti di ottima qualità.

Esiste un modo per esaltare la raffinatezza delle bollicine?

Il primo segreto per evidenziare le caratteristiche di un vino è servirlo ad una temperatura corretta e, per gli spumanti secchi, essa si aggira intorno ai 4/6°C; una volta versato, i gradi aumenteranno rapidamente anche per il solo contatto con il calice.

Il secondo segreto risiede nella scelta della tipologia di bicchiere. Per anni gli spumanti sono stati serviti nel classico flûte, calice lungo e stretto, che permette una lenta risalita delle bollicine dandone importanza a livello visivo a scapito delle caratteristiche olfattive. I profumi vengono esaltati in un calice con un’ampiezza maggiore e un’imboccatura più stretta, così da permettere al budget aromatico di sprigionarsi al meglio.

Il terzo segreto è legato alla quantità di spumante da versare delicatamente nel calice che andrà riempito fino al suo punto mediano (meno della metà) per non creare troppa schiuma, ridurre il contatto con l’ossigeno e per apprezzarne al meglio le caratteristiche.

Nel caso in cui non venga terminata la bottiglia di spumante e la si voglia conservare in frigo, è fondamentale riporla solo dopo averla tappata in modo tale da impedire al perlage di disperdersi e al vino di risultare poi piatto e privo del caratteristico brio.

Noi della Cantina Colli del Soligo proponiamo degli stopper colorati composti da una parte in metallo per conferire resistenza e una in plastica, adattabile, che permette la perfetta chiusura della bottiglia a garanzia di maggiore tenuta.

Buona degustazione!

METODO CLASSICO: LO SPUMANTE CHE NASCE IN BOTTIGLIA

Gli spumanti della nostra Cantina sono tutti realizzati con la tecnica nota come Metodo Charmat, o Martinotti; tutti tranne uno: il Solicum Metodo Classico Brut Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

Il Metodo Classico (noto anche come Méthode Champenoise) è un sistema di spumantizzazione che prevede la seconda fermentazione in bottiglia, a differenza di quanto solitamente avvenga nella produzione dei vini tipici delle nostre zone.

In Italia le prime testimonianze dell’utilizzo di questa tecnica risalgono alla metà dell’800. Si tratta dunque di un’usanza antica tramandatasi di generazione in generazione e che ha fatto la storia. Noi, amanti della tradizione, abbiamo voluto mantenerla viva facendo nasce il nostro Solicum Metodo Classico, uno spumante ricco di unicità che merita le dovute attenzioni.

La selezione delle uve per la sua creazione inizia in vigneto dalla raccolta manuale dei grappoli che vengono immediatamente portati in Cantina e pressati, in questo modo si ottiene il succo d’uva che, fermentando grazie all’opera dei lieviti, dà vita al vino base.

A questo punto il vino base viene messo in bottiglia con l’aggiunta di una miscela di lieviti e zuccheri chiamata liqueur de tirage e, con il trascorrere dei giorni, avviene una seconda fermentazione: la blasonata “rifermentazione in bottiglia”, momento in cui i lieviti si nutrono delle sostanze zuccherine contenute nel vino producendo anidride carbonica. Tramite questo processo il vino base diventa spumante. I lieviti, ancora presenti all’interno della bottiglia, vengono lasciati a contatto con il vino per almeno 24 mesi, in questo periodo lo spumante si arricchisce di aromi nobili tipici del Metodo Classico quali gli aromi di crosta di pane e i profumi di pasticceria.

Il nostro Solicum Metodo Classico durante la fase di maturazione, viene disposto su cavalletti in legno chiamati pupitres, dove le singole bottiglie vengono fatte lentamente ruotare ed inclinare fino al raggiungimento della posizione verticale, con il tappo rivolto verso il basso. Questo procedimento consente ai lieviti di scivolare lentamente sul collo della bottiglia andando a convogliare nella sua parte più estrema dove si trova la bidule, una piccola e sottile capsula cilindrica di plastica.

Nella realizzazione del Metodo Classico, un momento estremamente delicato è quello della sboccatura (degorgement) che consiste nell’eliminazione dei lieviti permettendo allo spumante di apparire perfettamente lipido. Per farlo, viene congelato il collo della bottiglia in modo tale da solidificarne la parte più estrema e il tappo viene estratto portando con sé e la bidule contenente i lieviti sedimentati.

Le fasi che portano alla creazione di spumanti Metodo Classico sono molte, lunghe e laboriose; l’ultima tra queste prevede all’aggiunta del liqueur d’expedition: nella fase di degorgement è possibile che una piccola parte di vino fuoriesca ed è quindi necessario colmare tutte le bottiglie con dell’altro vino. Infine, tutte le bottiglie vengono tappate con sughero e gabbietta.

I 5 anni che trascorrono dalla vendemmia al momento della degustazione del nostro Solicum Metodo Classico, assicurano la creazione di un perlage fine ed elegante, e favoriscono lo sviluppo di un ricco bouquet di frutta bianca matura, credo e crosta di pane. La finezza olfattiva viene confermata al sorso: morbidezze e acidità si equilibrano perfettamente rendendo questo spumante armonico e capace di regalare una persistenza gustativa lunghissima.

Perfetto per le occasioni speciali, offre il meglio di sé servito alla temperatura di 4-6 °C ed è ottimo accostato a primi piatti a base di pesce.

UN GOLOSO ABBINAMENTO PER CARNEVALE

A Carnevale ogni scherzo vale ma oggi vogliamo essere seri e raccontarvi un abbinamento gustosissimo che abbiamo testato qualche giorno fa.

In questo periodo ricco di dolci, ci siamo fatti persuadere dal profumo che usciva da una pasticceria, abbiamo comprato delle buonissime frittelle, dolce tipico veneziano, per poi scoprire che si sposano alla perfezione con un calice di Rive di Soligo Dry.

La raffinatezza di questo Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG ci ha conquistati immediatamente, ma risulta ancora più incredibile in accostamento alle dolci frittelle. Questo spumante d’annata, grazie alla sua velata amabilità, si abbina divinamente con la pasticceria secca e i dolci fritti perché le eleganti  bollicine riescono a sgrassare il palato rendendo l’abbinamento armonico e indimenticabile.

Se volete cimentarvi e provare a realizzare a casa le frittelle, ecco qui la ricetta tradizionale:

Ingredienti: 200 gr di farina; 50gr di zucchero; 70 gr di uvetta (ammorbidita in acqua tiepida); 10 gr lievito di birra; 200 ml di latte; 1 uovo intero; sale q.b.; olio di semi per friggere; zucchero a velo per decorare.

Procedimento: in una terrina amalgamate la farina, l'uovo, il sale, l'uvetta e il lievito diluito in metà del latte tiepido.

Lavorate il composto aggiungendo il latte rimasto fino a ottenere una pastella, coprite e lasciate riposare per 60 minuti.

In una pentola larga portate ad ebollizione l'olio e versate a cucchiaiate la pasta per le frittelle.

Quando saranno dorate scolatele con un mestolo forato e fate assorbire l'olio in eccesso appoggiandole su fogli di carta assorbente. Spolverizzatele con zucchero a velo e servitele subito.

 

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La storia di questo dolce ci porta nella Venezia del 1600.

Le prime testimonianze delle dolci frittelle veneziane giungono dal ‘600 quando venivano cucinate in piccole baracche lungo le strade. La tradizione voleva che l’impasto fosse composto da uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli e venisse fritto.
Tale fu da subito il successo di questa prelibatezza che nel ‘700 le frittelle furono elette dolce nazionale della Repubblica Serenissima.

Anche se l’autentica frittella rimane comunque quella veneziana, oggi sono diffuse varianti locali, ad esempio c’è chi ama aggiunge mele a pezzetti, pere; aromatizzare l’impasto con la cannella o con del Brandy.

 

 

CANTINA COLLI DEL SOLIGO sac

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