SPUMANTI DAL 1957

Gli involtini primavera:

Un Ricetta che viene da lontano, un antipasto tipico delle cucine asiatiche, soprattutto quella cinese. Può essere consumato fritto o fresco. Noi ve lo proponiamo nella versione croccante!

Ingredienti

8 fogli di Pasta Fillo

100 g di Germogli di Soia

100 g di Verza

1 Cipollotto

1 Carota

1 cucchiaio di Olio di Semi

2 cucchiai di Salsa di Soia

q.b. di Olio di Semi per friggere

Iniziate preparando il ripieno: lavate le verdure, sbucciate le carote e tagliatele a listarelle insieme al cipollotto e alla verza. In una padella riscaldate filo d’olio e fate rosolare le verdure (verza, cipollotto e carota) dopo averle tagliuzzate, rigirando di tanto in tanto. Unite per ultimi i germogli di soia.

Insaporite poi il ripieno aggiungendo la salsa di soia, spegnete il fuoco e mettetelo da parte a far raffreddare.

Ora prendete un foglio di pasta fillo per volta, coprendo il resto dei fogli con un canovaccio leggermente umido per evitare che si secchino. Dividete il foglio a metà e sovrapponete i due rettangoli.

Mettete un po’ di ripieno sul bordo inferiore e iniziate a chiudere l’involtino: sollevate la parte inferiore coprendo il ripieno, piegate verso il centro i due lembi laterali, spennellate il bordo superiore con un po’ di acqua e completate la chiusura arrotolandolo su se stesso.

Riscaldate dell’olio di semi in una padella e friggete gli involtini su entrambi i lati fino a quando saranno dorati e croccanti. Estraeteli e poneteli su dei fogli di carta assorbente per alcuni secondi, serviteli tiepidi accostando della salsa di soia.

Per il brindisi noi vi suggeriamo il nostro nuovo spumante, Jhoanniter in versione Brut Nature, vi sorprenderà!

I Vitigni Resistenti

 

Da qualche anno si sente nominare sempre più spesso il termine PIWI ma non è sempre scontato capire a cosa ci si stia riferendo, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Con il termine PIWI si identificano i vitigni naturalmente resistenti alle varie malattie che possono attaccare la pianta della vite.

Le prime sperimentazioni su questi vitigni iniziarono negli anni ottanta in Germania.

Si voleva creare una pianta di vite con una bassa suscettibilità all’attacco delle principali malattie crittogame, sempre più presenti ed aggressive oltre che una buona resistenza al freddo ed alla siccità.

Iniziarono così ad incrociare tramite l’impollinazione vari tipi di viti ognuna con le sue caratteristiche di resistenza.

I vitigni PIWI ( che in tedesco vuol dire vite resistente alle muffe ) derivano quindi, da incroci tra la vite europea Vitis Vinifera con un’altra tipologia di vite nata a sua volta da incroci di vite americana o asiatica (la scelta tra le due si basa sul risultato che si desidera ottenere).

Le varietà ottenute avranno quindi ottime caratteristiche di resistenza alle malattie della pianta rispetto ai normali standard con capacità migliori ad affrontare basse temperature e stress idrici. Tali aspetti, permettono quindi una viticoltura eticamente ed ecologicamente più sostenibile sia per l’ambiente che per l’uomo visto che gli interventi in vigna da parte degli agricoltori si riducono drasticamente; questo è l’aspetto più importante che ha spinto i ricercatori alla creazione di tali vitigni resistenti.

C’è comunque da sottolineare che l’ottima resistenza alle malattie fungine di tali vitigni, non li rende totalmente immuni ad ogni attacco di botrite, oidio o peronospora ma di per certo grazie alla messa in atto da parte di queste piante di meccanismi di difesa naturali che vanno a necrotizzare il patogeno, li rendono molto più forti.

I vini ottenuti da queste viti resistenti risulteranno perciò più sani rispetto ai vini convenzionali soprattutto per la quasi totale assenza di trattamenti fitosanitari ai quali la pianta andrà incontro.

Le caratteristiche organolettiche di questi vini sono davvero uniche ed inconfondibili.

Attualmente in Italia è permessa la coltivazione di 10 varietà di vitigni resistenti, queste:

Bronner, il Cabernet Carbon, il Cabernet Cortis, il Gamaret, l'Helios, il Muscaris, lo Johanniter, il Prior, il Regent e il Solaris

 

Noi della Cantina Colli del Soligo proponiamo, da quest’anno, un Souvignier Gris in versione vino fermo e un Johanniter in versione spumante. Scopriteli qui!  

Le Rive: degustiamo le sfumature del nostro territorio

 

Le colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG sono uniche al mondo. Riconosciute patrimonio UNESCO nel 2019, appaiono come un magico mosaico verde dove i filari si intersecano ricamando un paesaggio da cui trapela il legame tra uomo e ambiente. Qui la viticoltura viene praticata da generazioni ed è parte integrante della tradizione.

All’interno dell’area della denominazione sono state identificate alcune pendici collinari particolarmente ripide e scoscese, difficili da raggiungere e coltivare, che nel dialetto locale vengono chiamate ‘Rive’ e dove maturano i migliori grappoli di uva Glera. Il versante collinare esposto al sole infatti permette alla pianta di ricevere la giusta luminosità ed il calore necessario per la produzione di una materia prima di altissima qualità. Fattori come l’escursione termica e la ventilazione sono essenziali al fine di sviluppare gli aromi primari tipici dell’uva Glera e mantenerne l’acidità, oltre a ridurre le possibilità che i grappoli subiscano attacchi fungini; aspetti essenziali per ottenere uve eccellenti capaci di dar vita a spumanti di pregio.

Vista la ripidità del terreno, la raccolta delle uve avviene rigorosamente a mano ed è definita ‘vendemmia eroica’ per l’estrema fatica che devono affrontare i viticoltori che non hanno alcuna possibilità di utilizzare supporti meccanici nemmeno per il trasporto dell’uva. Nelle Rive, la produzione per ettaro è limitata e vi sono molte restrizioni dettate dal disciplinare volte a mantenere elevato il livello qualitativo dei grappoli che devono essere stati coltivati in un’area delimitata e prestabilita dalla legge. Sono 12 i Comuni dove è permessa la coltivazione delle uve atte a produrre lo spumante Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG “Rive” e sono 31 le frazioni territoriali: in totale esistono solo 43 “Rive” che rispecchiano la tipicità della sottozona della denominazione stessa.

Il termine “Rive” è dunque garanzia di unicità ed esclusività, per questo in etichetta è necessario che sia riportata l’annata della vendemmia, il nome del Comune o della frazione in cui le uve vengono coltivate, e l’appellativo Superiore.

Noi della Cantina Colli del Soligo proponiamo due tipologie di “Rive di Soligo” per farvi assaporare al meglio le caratteristiche del terreno in cui le uve vengono coltivate. Il 'SOLICUM' Rive di Soligo Millesimato Extra Brut Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è la versione più secca dei due spumanti ed è ottimo in abbinamento ad antipasti a base di pesce o ad un risotto ai frutti di mare. Il 'SOLICUM' Rive di Soligo Millesimato Dry Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, essendo più morbido, è particolarmente indicato per essere degustato in accompagnamento a sformatini di verdure ed è eccellente come vino da accostare alla pasticceria secca.

Raccomandiamo sempre di stapparli freschi, a circa 4-6 ° C.

Il sorprendente sapore della pasta al nero di seppia

Ingredienti:


320 gr di spaghetti (o bigoli veneziani),
400 gr di gamberi,
20gr di nero di seppia,
olio extravergine d’oliva,
uno spicchio d’aglio,
​​​​​​​peperoncino in polvere q.b.
vino bianco per sfumare.
Ponete sul fuoco una pentola con dell’acqua per cuocere la pasta.
Mentre aspettate che si scaldi versate un filo d’olio in una padella, unite uno spicchio d’aglio, il peperoncino, il nero di seppia e un po’ d’acqua. Scaldate a fuoco lento per 10 minuti.
Sciacquate i gamberi e teneteli da parte.
Appena l’acqua bolle versate la pasta e lessatela.
In una seconda padella mettete un filo d’olio e unitevi i gamberi. Fateli cuocere per circa 6-7 minuti sfumando con un po’ di vino bianco. Spegnete la fiamma e coprite con il coperchio.
​​​​​​​A cottura ultimata scolate gli spaghetti e versateli nella padella dove avete fatto rosolare l’aglio e il nero di seppia. Accendete al minimo la fiamma e mescolate affinché gli spaghetti assorbano il colore. 
Servite subito unendo, una volta impiattata la pasta, i gamberi croccanti.
​​​​​​​
L' abbinamento ideale: Solicum Rive di Soligo Millesimato Extra Brut Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG servito fresco a 4/6°.

DELIZIOSO MEDAGLIONE DI MANZO PRONTO IN POCHI MINUTI

Una ricetta che non conosce tempo e stagioni. Abbiniamo a questo pregiato taglio di carne il Cabernet Franc Marca Trevigiana IGT Colli del Soligo.

Per prima cosa ricavate dal pezzo di carne di partenza 4 medaglioni di circa 180-200 gr l’uno. Legateli sul bordo con uno spago da cucina così da fargli acquisire una forma rotondeggiante.

In una padella bassa e larga aggiungete un filo d’olio e accendete la fiamma al minimo. Quando l’olio sarà caldo ponete i medaglioni e lasciateli cuocere 4 o 5 minuti su ogni lato facendo attenzione a non cuocere troppo la carne così che resti succulenta e morbida.

Al termine impiattate subito versando sopra ai medaglioni uno o due cucchiai del fondo di cottura e, mi raccomando, ricordatevi ti eliminare lo spago da cucina! Consigliamo di servire la carne su piatti tiepidi in modo tale da non farla raffreddare immediatamente.

Per stupire i vostri commensali consigliamo di accompagnare questo taglio di carne con un calice di Cabernet Franc della Cantina Colli del Soligo, le sue caratteristiche infatti sono perfette accostate alla succulenza del piatto!

In accostamento al manzo potete proporre delle patate al forno croccanti aromatizzate con timo e rosmarino e un cucchiaio di salsa allo yogurt fatta in casa.

Per la salsa: 3 cucchiai di yogurt greco, un pizzico di sale, un cucchiaio d’olio d’oliva e dei capperi tritati.

L’abbinamento consigliato: Cabernet Franc Marca Trevigiana IGT Soligo

 

 

CANTINA COLLI DEL SOLIGO sac

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31053 PIEVE DI SOLIGO (TV) - ITALIA

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