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"Velar" Solicum raccontato da un estimatore

E’ bello rientrare in casa dalla spiaggia il pomeriggio tardi in quelle giornate calde e colme di luce infinita di giugno, sentirsi la pelle infuocata ed il sale sulle spalle e desiderare immergersi in un’oasi di acqua dolce, ci siamo ritrovati al parcheggio per caso, così gli ho detto:
“stasera, prima di andare via, passa da me che ci beviamo qualcosa”.


Ci sediamo sul tavolo in giardino sotto la grande magnolia, vado in cucina a prendere un tagliere ed un coltello, due calici, una mezza sopressa di casada ed un sacchetto di patatine, nel frattempo ci osserviamo come due sopravvissuti che si incontrano dopo anni dispersi nella jungla, lui in polo e infradito, io t-shirt e ciabatte da piscina.
 
“oh ma quanto tempo è passato?”
"Troppo"
“e nel frattempo?”
"Mia moglie se n’è andata con un altro, ho dovuto traslocare ed ho cambiato lavoro"

Incasso il colpo, cerco di pareggiare il suo sguardo serio e gli dico:
“insomma hai cambiato vita”
"No, amico mio, la vita è sempre la stessa, ho solo trovato il coraggio di saltare giù dal treno in corsa"
“Aspetta un secondo, vado a prendere una bottiglia.”

Nel territorio della Marca Trevigiana patrimonio dell’Umanità ci sono migliaia di piccoli viticoltori che quotidianamente si adoperano, con la loro passione e le loro energie, per coltivare e custodire le vigne, molti di loro conferiscono il loro raccolto a cantine sociali e cooperative, la gran parte di queste persone sono quelle che vediamo potare i tralci durante l’inverno al freddo e lavorare tra i filari al caldo in estate, sono quelle persone che tornano a casa stanchi la sera e non dormono se minaccia temporale, quelle che poi vediamo a settembre in fila con i loro trattori ed il carro carico d’uva davanti alla pesa in cantina, sono davvero tanti e diversi eppur tutti uniti e concentrati sull’obiettivo di portare in cantina l’uva più bella che ci sia ed a volte bisogna proprio dirlo che l’uva che portano quei circa 600 conferitori è proprio bella.

C’è sempre un istante speciale che precede l’apertura di una bottiglia di vino, qualsiasi essa sia, non importa se si è in costume hawaiano o in smoking nero, è il momento in cui incontri lo sguardo di chi condividerà la bottiglia nei minuti successivi, non importa se è un estraneo o un amico di vecchia data, quello è il vero momento in cui tutto quello che sta attorno diventa cornice della realtà, il suono del tappo, l’effervescenza nel calice, il tintinnare dei vetri, sono i veri dettagli capace di fermare il tempo ed azzerare qualsiasi distanza e lui se ne accorge, non servono ulteriori parole per descrivere queste emozioni.

Il Solicum Velar è un Colfondo Brut Nature che ho capovolto una volta soltanto prima di essere stappato, lui mi chiede se questa azione è necessaria per questo tipo di vino rifermentato con i lieviti in bottiglia, gli rispondo che preferisco sempre poter servire due calici uguali e che tuttavia c’è chi preferisce non agitare la bottiglia, tagliamo qualche fetta di salame e le alterniamo alle patatine rustiche, nel bicchiere si palesa una leggera velatura che cattura la nostra attenzione, la chiacchierata scivola via sulle note appena pronunciate di crosta di pane, i sentori floreali ed agrumati si aggiungono al semplice ma equilibrato corredo olfattivo, tuttavia è con il secondo calice che riscontriamo la pienezza del gusto e la piacevolezza del sorso.
 
“Amico mio, ma come hai fatto a saltare giù dal treno in corsa?”
Lui mi sorride, prende la bottiglia, versa il terzo calice a entrambi: 
"Adesso ti racconto, l’estate è lunga…
."
 

Fulvio Pettenuzzo, giugno 2022

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